Una lezione di leadership dal film “Americani”

Una lezione di leadership dal film “Americani”

Un film per ragionare sulla leadership personale, sui rapporti umani e sulle tecniche di vendita
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Oggi il tema della leadership, del lavorare efficacemente con gli altri in una dimensione in cui tutti vincono è assolutamente attuale. Bisogna costruire un contesto in cui i valori dell’impresa siano chiari condivisi e funzionali al suo agire nel suo tempo e nel suo spazio. In questo film scoprirete cosa succede se questa prospettiva non viene perseguita.

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Trama con Spoiler… ma non troppo

In una città americana, indefinita e grigia vediamo sulla scena dei venditori di beni immobili. Le cose non vanno bene, le vendite calano i clienti sono sempre meno interessati. La proprietà indice una gara tra gli agenti. Chi vende va avanti e vince un premio, l’alternativa è essere licenziati. Da quel momento le cose cambiano, i protagonisti, quattro venditori molto diversi tra loro, cessano di essere colleghi il resto lo scoprirete guardando il film.

Una storia americana, ma non solo

Americani è un film del 1992 scritto dal premio Pulitzer David Mamet e diretto da James Foley, con un cast stellare, in cui spiccano tra gli altri Alec Baldwin, Jack Lemmon, Kevin Spacey e Al Pacino. È un film duro, asciutto a tratti claustrofobico, tutto girato tra interni e luoghi cupi, condito da un clima eternamente piovoso. Americani è un film molto conosciuto nel mondo della formazione, soprattutto per le tematiche inerenti il mondo della vendita. Ma le tematiche che possiamo intercettare sono tante, la leadership, la fiducia, la comunicazione autentica ed efficace e davvero molto altro ancora.

Personaggi in cerca di personalità

I personaggi sono cristallizzati nella loro convinzione “reattiva” che ben si sintetizza nell’affermazione spesso ripetuta nello scorrere della storia: “Che ci posso fare se…”. Non riescono mai a fare un salto di paradigma, ed utilizzare un approccio “proattivo”, provando a riformulare la domanda. La domanda giusta dovrebbe essere: “Che cosa posso fare per…”. Non c’è mai autocritica, il problema è sempre fuori: “C’è crisi”, “Non ci sono più i clienti di una volta” e così via sciorinando un rosario di vuote e pappagallesche pseudo-verità. È un film che, secondo me, va visto in chiave “terapeutica” per smascherare la banalità del luogo comune che aleggia sempre minacciosa su di noi.

Alla ricerca della fiducia perduta

Non ci sono ne vinti ne vincitori, tutti sono in qualche modo sconfitti è un gioco a somma zero per usare una espressione tipica degli studi sulla negoziazione. Anche chi apparentemente ha portato a casa un risultato tangibile in realtà sul lungo termine rimane senza qualcosa, che questa sia un vantaggio economico, la propria dignità umana o professionale o un alleato che non sia qualcuno di cui non puoi fidarti a lungo termine. Un bellissimo libro di Stephen M.R. Covey “La Sfida della Fiducia” – Velocità ed efficacia nelle relazioni di business e nella vita privata si apre con questa citazione: “Quando andate al lavoro, la vostra responsabilità principale dovrebbe essere quella di creare fiducia” di Robert Eckert, amministratore delegato della Mattel dal 2000 al 2011. In questa storia accade esattamente il contrario. 
Pensate alla fiducia come ad un conto corrente insomma, se volete “prelevare” ogni tanto dovete anche “versare”.


“Se volete che gli altri si fidino dovete dare fiducia.”

 

Questione di linguaggio

Un aspetto che mi ha molto colpito è la quantità di “fuck” e dintorni che credo superi le 100 volte a testimoniare un linguaggio povero, annichilito dalla rabbia e dalla vacuità dei personaggi. Insomma anche il linguaggio subisce mutazioni e mutilazioni.
 Si impoverisce, si deteriora. 
Si alza il volume invece di riempire di senso, l’obiettivo non è capire l’altro, ma annichilirlo, annientarlo, sopraffarlo anche umiliarlo.
 Si strilla, si sbraita e ci si lamenta.

La bellezza ci salverà

A far da contorno però una colonna sonora davvero eccellente a colpi di Sax di un grande jazzman: Wayne Shorter.
 Quasi un messaggio involontario, un piccolo seme di speranza.
 Io ci vedo lo spiraglio della cultura (che se ci si pensa deriva da “colere” ovvero coltivare) che può far germogliare nuove vie e prospettive. Insomma per nulla un film facile, lo confesso, ma non per questo meno istruttivo.

Ricordate… #vincechiimpara. Questo articolo è il primo di una lunga serie, di film che ispirano lezione di leadership, coraggio, team working e così via… ce n’è una videoteca piena!

Alla prossima scena. Se vi è piaciuto questo articolo e siete appassionati di film, vi suggeriamo un elenco di 14 migliori film sul marketing, imperdibili 🙂

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