Orange Fiber: intervista alla co-founder Enrica Arena

Orange Fiber, una scoperta fatta in aula durante il corso “Digital Marketing Manager” e con l’intervento di un’esperta di crowdfunding: Anna Ruggiero.

Con Anna abbiamo approfondito cosa vuol dire fare crowdfunding, le piattaforme disponibili e i principi di base per la creazione di una campagna di successo. Tra i casi che ci ha mostrato ecco che spunta Orange Fiber, una PMI innovativa che ha conquistato oltre che i cuori dei ragazzi in aula anche il traguardo della campagna anzi superato di gran lunga! Se vuoi dare un’occhiata la trovi qui.

È bastato un tag in una stories ed eccoci qui a parlare con la co-founder Enrica Arena che ringraziamo davvero di cuore per aver dedicato del tempo a rispondere alle domande poste direttamente dai ragazzi dell’aula.

Buona lettura 😉

Da Gelsomina: data la particolarità del progetto la prima cosa che mi è venuta in mente è stata proprio sul team. Come è nata l’idea e quali sono le competenze pregresse dei membri che l’hanno fondato? 

Cara Gelsomina, Orange Fiber nasce dalla voglia di fare qualcosa per la nostra terra, dall’esigenza di trasformare un problema in una risorsa economica e portare l’innovazione e la sostenibilità all’interno del comparto tessile e manifatturiero italiano.

Nel 2011, nel corso dei suoi studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, Adriana Santanocito – ideatrice & Co-Founder – intercetta il trend dei tessuti sostenibili e decide di approfondire l’argomento nella sua tesi.

Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, rimane molto colpita dalla sofferenza del settore – le cui arance faticano ad entrare sul mercato – e ha l’intuizione di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo.

Dalla teoria, riesce ben presto ad arrivare alla pratica, e dopo aver provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, deposita il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014.

È durante lo sviluppo del processo che scopre l’altra grave questione che affligge il settore agrumicolo siciliano: lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura – ovvero di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo – che vale circa 700.000 tonnellate l’anno in Italia – e la cui gestione comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente.

A quel tempo condividevamo la stessa casa a Milano, città in cui anche io mi ero trasferita per studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Mi parlò della sua idea e ne rimasi colpita: la sostenibilità ci ha unite e da quel giorno lavoriamo fianco a fianco ad Orange Fiber.

Infografica orange fiber

Da Alessia: essendo un’idea fortemente innovativa, quali sono le principali difficoltà che avete riscontrato all’inizio e come le avete superate? 

Ciao Alessia, passare dall’idea alla creazione di un’impresa richiede determinazione, impegno, competenze e fondi. Fortunatamente in questi anni, con un mix di agevolazioni statali, capitale di rischio di business angel ed il supporto ricevuto da acceleratori e incubatori che ci hanno messo a disposizione competenze e network professionali, siamo riuscite a far crescere il nostro progetto.

In particolare, i primi prototipi di tessuti sono stati realizzati grazie all’ingresso in società di alcuni imprenditori siciliani e al finanziamento del bando Seed Money di Trentino Sviluppo (programma Operativo FESR 2007-2013 della Provincia Autonoma di Trento con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale): un raso bianco e un pizzo nero e bianco ottenuti tessendo l’esclusivo filato Orange Fiber alla seta comasca e due varianti di filato di colore giallo e arancio, presentati in anteprima il 16 settembre 2014 all’Expo Gate di Milano in occasione della Vogue Fashion’s Night Out.

A dicembre 2015, grazie al contributo del bando di finanziamento Smart&Start di Invitalia (Ministero Sviluppo Economico), siamo riuscite a far nascere il nostro primo impianto pilota per l’estrazione della cellulosa da agrumi atta alla filatura.

Grazie alla vittoria del Global Change Award 2015 – l’iniziativa lanciata dall’organizzazione no-profit H&M Foundation nel 2015 con l’obiettivo di ricercare idee innovative capaci di chiudere il cerchio nell’industria della moda per salvaguardare il nostro pianeta – abbiamo avuto la grande fortuna di poter investire il grant ricevuto in ricerca e sviluppo e beneficiare di un anno di consulenza e accelerazione personalizzata offerta da Accenture e dal KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma per far crescere e consolidare il nostro progetto e la nostra azienda.

Di recente, infine, siamo state selezionate per entrare a far parte del programma di accelerazione e mentoring di Fashion for Good – Plug&Play, con il supporto del quale abbiamo lavorato su diversi aspetti del nostro business plan, preparandoci allo scale up industriale.

Da Andrea: quali sono stati i criteri per la selezione delle persone da inserire nel team e quanto fa la differenza questa fase in una startup o pmi innovativa? 

Caro Andrea, crediamo fortemente che gran parte del successo di un’idea imprenditoriale dipenda dal team che ogni giorno lavora per realizzarlo. Ecco perché sin dal primo giorno, abbiamo cercato di circondarci di professionisti ed esperti e di inserire in squadra persone altamente motivate con le competenze necessarie allo sviluppo dell’azienda. Fra i criteri fondamentali per la scelta di un candidato, sicuramente valutiamo il background e il bagaglio di esperienze acquisite, l’affidabilità e la voglia di fare la differenza.

restart fashion orange fiber

Da Francesco: quali sono le attività chiave da svolgere che precedono una campagna crowdfunding di successo?

Ciao Francesco, una campagna di equity crowdfunding necessita della stessa impostazione di una ricerca di investimenti tradizionale attraverso canali tipo fondi di venture, quindi la prima cosa da fare è impostare il business plan con analisi mercato, modelli economici, ritorno dell’investimento, etc…

Parallelamente bisogna studiare le varie piattaforme specializzate in equity crowdfunding al fine di individuare quella più adatta alle proprie esigenze, analizzando ad esempio le caratteristiche della community e lo storico degli investimenti.

Una volta finalizzato il lavoro di finanza e business plan, bisogna presentarlo alla piattaforma designata che valuterà l’ammissibilità del progetto e la relativa presentazione alla propria community di investitori.

Il business plan va poi “tradotto” e trasformato in un materiale facilmente comprensibile anche ad investitori che non hanno necessariamente una formazione in finanza o che non operano nel mondo della finanza come occupazione principale. Qui entrano in gioco le attività di marketing e comunicazione.

Dall’elaborazione del concept della campagna al layout della presentazione aziendale e degli altri documenti, dalla creazione dei contenuti (testi, immagini, video) alla social media strategy fino al lavoro dell’ufficio stampa.

Nel nostro caso abbiamo lavorato sia con il nostro team interno che con un’agenzia di comunicazione – selezionata perché aveva già lavorato ad altre campagne di equity).

Quando tutto è pronto, si carica il materiale prodotto sulla piattaforma on line, si lavora duramente alla diffusione della campagna attraverso tutti i canali di comunicazione selezionati e…si incrociano le dita 🙂

Da Ciro: quanto sono stati importanti i social per la diffusione del progetto e per la riuscita della campagna di crowdfunding? 

Ciao Ciro, il digitale è un mezzo potentissimo per le aziende, strumenti come Facebook ed Instagram, in particolare, consentono di allargare il raggio d’azione delle imprese, creare nuovi mercati e perché no, dominarli.

Queste piattaforme infatti, lungi dall’essere solo un luogo di ritrovo virtuale e di svago per gli utenti privati, rappresentano un mondo innovativo per la comunicazione e il marketing delle aziende.

Per noi di Orange Fiber, il principale obiettivo è sempre stato incrementare la brand awareness, veicolando le peculiarità dei nostri prodotti in termini di innovazione e sostenibilità e i valori etici alla base del progetto.

In quest’ottica gli strumenti offerti da Facebook e Instagram hanno giocato un ruolo fondamentale, permettendoci di instaurare una solida rete di relazioni con i principali attori del sistema moda internazionale e le realtà operanti in ambito circular economy, e di suscitare l’interesse e l’apprezzamento dei consumatori.

Le performance ottenute in rete si sono tradotte in risultati concreti e tangibili per l’azienda, che ha visto crescere il numero delle manifestazioni d’interesse da parte dei fashion brand e guadagnato credibilità e fiducia nel panorama della moda etica e sostenibile.

I social hanno giocato un ruolo cruciale anche per la buona riuscita della campagna di equity crowdfunding.

Con un mix di copertura organica e copertura a pagamento (solo su Facebook e Instagram) la notizia della possibilità di investire nella nostra azienda ha raggiunto un pubblico molto vasto. Lavorando poi di digital pr e curando personalmente le relazioni con gli interessati che ci hanno contattato in direct message, siamo riuscite a convertire, trasformando molte manifestazioni di interesse in investimenti reali.

Da Marta: che impatto ha avuto un’idea così innovativa sul vostro territorio? 

La nostra Orange Fiber ha suscitato e continua a suscitare molta curiosità e interesse da parte di aziende, brand e imprenditori appartenenti ai settori più disparati, dalla moda al tessile casa, dal packaging all’automotive.

Dal 2014 – anno di fondazione dell’azienda – in particolare, abbiamo raccolto numerose manifestazioni d’interesse da diversi top fashion brand italiani e stranieri, a testimonianza della grande richiesta da parte del comparto moda di nuovi materiali, innovativi e sostenibili del fatto che i nostri prodotti soddisfano le esigenze di innovazione, sostenibilità e qualità richieste dal comparto moda lusso.

Nel 2016 siamo state contattate dall’ufficio ricerca e sviluppo della celebre e storica maison fiorentina Salvatore Ferragamo, che ha colto per primo l’essenza e le potenzialità espressive del tessuto da agrumi dando vita alla Ferragamo Orange Fiber Collection, una fresca daily wear collection presentata il 22 aprile 2017, in occasione della Giornata della Terra, e distribuita nei principali flagship store del marchio in tutto il mondo.

Lo scorso Aprile 2019, Orange Fiber entra per la prima volta negli store H&M con la collezione Conscious Exclusive, una collezione speciale realizzata solo con materiali sostenibili.

La H&M Conscious Exclusive è stata presentata con eventi dedicati in tutto il mondo e, a poche ore dal lancio ufficiale avvenuto l’11 aprile 2019 on line e in selezionati store del brand svedese, il top in stile boho creato in tessuto Orange Fiber era già sold out.

Qualche settimana fa, il debutto a Pitti Immagine Uomo 96 con la presentazione in anteprima di CENTOCINQUE, la collezione in edizione limitata di cravatte sostenibili realizzate dallo storico brand di sartoria napoletana E. Marinella con il tessuto dalle arance.

Unendo passato, presente e futuro, questa collaborazione mette l’accento sul valore della tradizione, dell’artigianalità e della qualità delle produzioni Made in Italy e sull’importanza dell’innovazione e della sostenibilità dei materiali per il rilancio del comparto moda italiano.

H&m orange fiber

Da Ciro: a quale mail possiamo girare il nostro CV? 

Caro Ciro, grazie mille per l’interesse dimostrato. Attualmente non ci sono posizioni aperte, ci spiace. Puoi comunque inviare il tuo CV all’indirizzo info@orangefiber.it, saremo felici di prenderlo in considerazione per il futuro 🙂

In ultimo c’era la volontà condivisa dell’aula di avere un consiglio per tutti quei giovani che hanno un’idea innovativa e vorrebbero fondare una startup e magari avviare anche una campagna di crowdfunding. 

L’esperienza con Orange Fiber ci ha insegnato il valore della collaborazione e l’importanza di fare squadra ed è questo il messaggio che ci piacerebbe trasmettere. L’importanza di fare rete, di essere solidali e di non essere timidi nel chiedere supporto a chi possiede competenze complementari.

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